Tatuarsi è positivo

Tatuarsi è positivo

tatuarsi
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Buongiorno amici positivi, oggi parliamo del tatuaggio come opera creativa per esprimere il proprio ego.

Tatuarsi può non essere solo una smania di avere qualcosa sul corpo da mettere in evidenza ma può avere molti significati nell’espressione personale. Una cosa intima ed irripetibile.

Distinguere l’individuo con un disegno è la filosofia Maori che ha portato l’arte del tattoo fino ai giorni nostri. Alcune persone amano i tatuaggi piccoli e delicati, altri invece passano la loro vita a ricoprire ogni centimetro quadrato della loro pelle di pigmenti colorati, che arrivano spesso anche sui genitali per una percentuale di pelle tatuata che si avvicina in modo incredibile ai 100 punti percentuali.

Sono forse questi casi estremi che fanno sorgere in modo spontaneo due domande, cioè cosa spinge l’essere umano moderno a farsi i tatuaggi e, soprattutto, quali sono i pro e i contro di questa pratica così antica? In genere, così come avveniva per la tribù Maori, il tatuaggio fa parte di una ricerca del proprio ego, della propria identità. Tale accezione non riguarda necessariamente il popolo giovanile, ma trova applicazione in uomini e donne di tutte le età.

Oltre a questa interpretazione, nel tempo si è anche visto che la pratica serviva al individuo per comunicare in modo implicito qualcosa, esprimere un disagio, descrivere un’emozione oppure raccontare un evento, tutto senza necessariamente dover ricorrere alla voce ed alle parole. Il corpo umano, quindi, diventa una lavagna dove annotare le cose più importanti, a volte in modo aggressivo a volte in modo delicato, per poterle poi comunicare alla società. Non è difficile capire, per esempio, che se vedete un uomo con un ciuccio rosa tatuato sul petto con tanto di data, si tratta della nascita della figlia e così via.

A volte, inoltre, la scelta di un tatuaggio viene fatta in fasi particolari della propria vita, periodi bui e difficili oppure dopo aver superato degli ostacoli di diversa natura, lavorativi, affettivi o come spesso capita problemi di salute, quasi come a voler imprimere quel ricordo sul nostro corpo per sempre nel caso in cui la nostra mente tentasse di rimuoverlo.

Dal momento che, come spiegato prima, l’esigenza di tatuarsi non è moderna ma abbastanza datata nei secoli, questo conferma che il tatuaggio può essere una spugna di spiritualità, una sorta di comunicazione con l’invisibile e con l’ignoto del proprio mondo interiore che affiora sulla pelle grazie all’ausilio dei pigmenti colorati iniettati dagli abili tatuatori.

Altre motivazioni che spingono soprattutto i giovani a farsi i tatuaggi sono la richiesta di attenzioni e la voglia di essere “accettati” nella comunità. Per capire il primo caso, immaginiamo di incontrare per strada due uomini ben vestiti che si stanno recando al lavoro, con la differenza che uno dei due ha il volto pieno di tatuaggi Maori. Non c’è alcun dubbio che la persona alla quale il vostro occhi dedicherà più attenzione è quella tatuata. Il secondo riferimento psicologico, invece, riguarda una sorta di rito di passaggio (come quello Maori) ed è relativo ai giovani che, superata la pubertà, vogliono sentirsi forti e virili ed interpretano il dolore sopportato durante la realizzazione del tatuaggio come il punto di partenza per dimostrare alla comunità che è finalmente un maschio adulto e come tale può far parte del gruppo. Bisogna, però, sottolineare il vantaggio principale dei tatuaggi e cioè aiutare a stare bene con se stessi.

 

 

 

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