La storia di Alekos, il ragazzo delle bolle

La storia di Alekos, il ragazzo delle bolle

Buongiorno a tutti mie cari amici positivi,oggi vi racconto la storia di un ragazzo speciale che regala felicità in giro per il mondo attraverso le sue bolle di sapone.

bolle
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Alekos Ottaviucci, in arte Doctor Bubble, è un giovane italiano che, dopo una vincita a “L’Eredità” decide di lasciare tutto e partire per un viaggio tra l’Europa e il Sud America con uno zaino in spalla, qualche bacchetta e svariati litri di sapone. Sognava di fare il medico, ora cura la malinconia dei grandi con un tripudio di nuvole colorate pronte a scoppiare in tutte le strade del mondo. La formula perfetta della felicità, una medicina fatta di acqua, sapone e movimento. Con le sue bolle regala sorrisi alla gente distratta che nella monotona frenesia del tragitto tra l’ufficio e casa ha perso la voglia di emozionarsi. Tra le piazze e i marciapiedi di due continenti, il mago delle bolle intrappola in piccoli cerchi colorati la vita dei passanti. Le Marche nel cuore, come patria il mondo. Da Bologna, dove ha iniziato gli studi di Medicina e chirurgia, al Sud America. Porta il nome del poeta e rivoluzionario greco amato da Oriana Fallaci, che i suoi genitori hanno scelto per lui come esempio di coraggio e dignità. Per Alekos un mito e un modello di vita. Prima il liceo classico, poi il sogno di diventare pediatra per regalare un sorriso ai bambini.

Il giovane artista di strada si racconta dicendo:”Mi sono iscritto al primo anno di Medicina a Bologna”, racconta a l’Huffington Post, “però tra i mille interessi e la passione per i viaggi non stavo riuscendo come speravo. Sono sempre stato uno dei migliori a scuola, pur senza impegnarmi, e questo mi faceva sembrare stupido. Lo studio mi assorbiva tutte le energie e giunto a una crisi esistenziale sul mio futuro, a una settimana da un esame, ho deciso di prendermi una pausa per vedere cos’altro aveva la vita da offrirmi. E così sono partito con un amico per Amsterdam, tutto in autostop e dormendo per strada.All’inizio non sapevo fare niente: ballare, giocolare, suonare avrebbero richiesto grandi abilità e tanto allenamento. E io volevo buttarmi subito, non volevo aspettare. Così mi è tornato in mente un video di me a 9 anni che inseguivo le bolle che alcuni artisti in strada stavano facendo. È li che ho deciso di diventare Doctor Bubble. I primi tentativi erano un disastro. Mi sono messo in viaggio con un amico, non guadagnammo quasi nulla ma fu un’esperienza pazzesca: ho conosciuto tantissima gente e ognuno mi ha dato qualcosa di quello che sono ora”.

Per Alekos la vita inizia alla fine della sua “comfort zone”. Studiare la ricetta perfetta per le bolle per Alekos si è rivelato molto più difficile che arrabattarsi con le formule di matematica e chimica dell’università, ma non rimpiange nulla della sua vita “comfort”.

La sua missione adesso è “rubare gli occhi agli schermi, le orecchie agli auricolari, l’attenzione alle preoccupazioni e il cuore alla tristezza”. Gli adulti, ancor più che i bambini, sono i suoi bersagli preferiti, anche se i più difficili. Più che una missione, una sfida:

“Per me più di tutto conta catturare l’attenzione degli adulti, perché strappare il sorriso ai bambini in fondo è facile, ma rubare cinque minuti a un grande che è di corsa e fargli prendere un po’ di tempo per se stesso è una cosa bellissima”.

Non tutti però capiscono fino in fondo la sua scelta di vita e la sua missione:

“Quando sono tornato a casa, nella Marche, un sacco di gente che conoscevo mi chiedeva cosa stessi facendo. Mi dicevano: Ma non stavi studiando medicina? Perché ti sei messo a fare il barbone?”.

Nel futuro di Alekos c’è ancora spazio per la medicina e a curare i bambini, ma sa che solo ora ha lo spirito giusto per ricominciare:

“Adesso so che voglio tornare a studiare però in quel momento della mia vita ho sentito il bisogno di cambiare pagina. Se mi guardo indietro rifarei tutto: è stata una scelta geniale, ho colto l’attimo e ora sono felice. Ero spento, non avevo le energie mentali e con la Medicina non funzionava, così le ho detto arrivederci. Volevo diventare medico ma non era quello il momento giusto, dovevo prima togliermi qualche sfizio. Così ho preso un biglietto di sola andata per Buenos Aires, e sono partito”.

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